Case della Memoria: «noi ci siamo ma lo Stato dovrebbe sostenerci»

L’associazione risponde sul tema dei beni storici in vendita

Presidente Rigoli vicepresidente Capaccioli«Una rete nazionale che mette a sistema le case dei Grandi Personaggi esiste ma lo Stato dovrebbe sostenerla». Così, l’Associazione Nazionale Case della Memoria, che mette in rete 85 case museo in 12 regioni italiane, commenta l’articolo uscito nei giorni scorsi su Qn-Quotidiano nazionale, relativo alla messa in vendita delle case dei grandi personaggi. Si parte con un esempio fortunato, la villa di Giovanni Giolitti in Piemonte, che pare sarà acquistata dallo Stato per realizzarne una casa-museo. 

Ma si prosegue con tanti altri immobili «ad alto contenuto di storia», destinati alla vendita sul libero mercato, che è possibile accaparrarsi con investimenti più o meno sostanziosi. È il caso della villa appartenuta alla famiglia di Papa Pio XII a Forlì, del palazzetto di famiglia di Jacopone da Todi, di una tenuta di caccia dei Medici a Rignano sull’Arno. E l’elenco prosegue. «Possibile che il Belpaese del turismo non sia in grado di mettere a sistema questi tesori?». È la domanda del giornalista.

«La rete delle Case della Memoria c'è è funziona – spiega il presidente dell’Associazione Nazionale Case della Memoria Adriano Rigoli - ma non riceve fondi, se non modesti, dal Ministero della Cultura. E certamente non ha i fondi necessari a salvare questi immobili. Può solo fare opera di moral suasion contribuendo a tenere viva l'attenzione su questi beni e sui personaggi che vi hanno abitato e che rappresentano l'essenza stessa della nostra cultura italiana apprezzata nel mondo. Lo abbiamo fatto ad esempio per il recupero della villa di Ciro Menotti a Spezzano offrendo al Comune di Fiorano Modenese tutto il nostro sostegno». 

«Il ruolo della rete nazionale, che oggi conta 85 case aperte al pubblico, potrebbe essere ben diverso e più incisivo – spiega ancora Marco Capaccioli, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Case della Memoria - se solo fossero messi a disposizione fondi adeguati a impedire la dispersione e l'incuria di questo grande patrimonio presente nel nostro Paese. Una collezione di luoghi densi di storia e di cultura che contribuisce a comporre l’identità nostra cultura italiana».