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Speciale Balé Burdëli: Balere, ballerini e orchestre in Romagna

La mostra fotografica è dedicata alla musica e al ballo tradizionali romagnoli

𝗕𝗮𝗹𝗲́ 𝗯𝘂𝗿𝗱𝗲̈𝗹𝗶 è la mostra fotografica dedicata alla musica e al ballo tradizionali romagnoli, il cosiddetto “liscio”, in omaggio al Maestro Secondo Casadei a 50 anni dalla scomparsa e a Raoul Casadei, recentemente mancato.

Com’è nata l’idea della mostra Balè Burdeli?  
MARIO BELTRAMBINI: La mostra di fotografia Balé burdeli nasce da un’idea dell’amministrazione comunale di Savignano sul Rubicone e dell’Associazione Savignano Immagini per la ricorrenza dei 50 anni dalla scomparsa del Maestro Secondo Casadei. Giuseppe Pazzaglia ed io ci occupiamo abitualmente della produzione delle mostre dell’Associazione, abbiamo curato la mostra, perché profondi conoscitori dell’archivio fotografico di Savignano; sapevano quanto materiale fotografico fosse conservato sul tema del ballo popolare, raccolto in tanti anni di attività, in un archivio quello del Liscio@museuM, unico per completezza e varietà di situazioni fotografate.

Quali sono stati i processi di ricerca dei materiali e quanto tempo ha impiegato?  
MARIO BELTRAMBINI: Il tempo a disposizione per pensare e trovare il materiale non è stato tanto, ma sapevamo dove cercare! A cominciare dal fondo del Liscio@museuM e poi facendo ricorso agli archivi dei fotografi locali che hanno scattato tante immagini sul tema del ballo popolare nel corso degli anni di cui eravamo a conoscenza. Sapevamo che Marco Pesaresi, importante reporter di Rimini, il cui archivio è stato acquisito dal Comune di Savignano sul Rubicone, aveva intrapreso una ricerca personale sull’argomento, un tema che gli era caro. La nostra ricerca si è concentrata su tre filoni, quello storico, con le fotografie dall’album di famiglia dell’archivio personale della famiglia Casadei, il filone legato alla cultura popolare e ballo popolare, con le foto d’archivio di Marco Pesaresi e Pierpaolo Zani e il filone contemporaneo con le fotografie di Autori che hanno fotografato eventi popolari, ricorrenze, feste e situazioni dove c’erano esibizioni di ballerini e genti che ballava.

Chi ha curato gli allestimenti? Con quali criteri?  
GIUSEPPE PAZZAGLIA: Gli allestimenti, così come la selezione delle fotografie da esporre, sono stati curati da me e da Mario Beltrambini. Abbiamo cercato di valorizzare le immagini, nel rispetto delle loro caratteristiche e degli intenti degli autori. Alla sezione storica e documentaria, abbiamo affiancato quella contemporanea, scegliendo di esporre stampe fotografiche di diverse dimensioni e supporti, dalle piccole più intimiste, famigliari, agli ingrandimenti che valorizzassero la componente spettacolare della situazione che il fotografo aveva ritratto. Ci piace sottolineare la nostra scelta di stampare le 40 immagini in bianco e nero di Marco Pesaresi su carta fotografica, in analogico, i negativi di Marco sono ritornati in una camera oscura a distanza di 20-25 anni dallo scatto, per il desiderio di restituire a pieno quella “aura” di unicità che solo la stampa ai sali d’argento può restituire.    

Quale senso attribuite alla partecipazione di questa mostra?  
MARIO BELTRAMBINI: Dal punto di vista curatoriale direi che è stata una sfida rispetto alla verifica di quanto materiale disponevamo con la capacità di far convivere, nella stessa mostra, fotografie d’archivio e contemporanee realizzate dai vari autori con intenti diversi, con un punto in comune: ricordare e raccontare la musica e il ballo popolare e le tantissime situazioni accadute negli anni per descrivere la storia della comunità romagnola.

Quale pensate sia stato l’effetto sui Savignanesi e su chi ha visitato la mostra?  
GIUSEPPE PAZZAGLIA: Abbiamo pensato al pubblico di appassionati dalla musica tradizionale e del ballo romagnoli, ma anche ai fotografi che hanno in Savignano sul Rubicone, un punto di rifermento per la cultura della fotografia. Non vi nascondiamo che il nostro desiderio sarebbe stato quello di far ballare il pubblico negli spazi espositivi! Di trasmettere il senso del divertimento, della gioia di danzare, insieme ad altre coppie su una pista, spinti dal crescendo di una orchestra, dal clarino in do che duetta con il sax, dall’acuto della cantante, in un clima di festa e di partecipazione, dove pubblico e ballerini si scambiano ruoli a seconda del susseguirsi dei brani. Una grande festa, divertente e colorata, percorsa dalle luci colorate e dai flash dei fotografi! 

Cosa vi augurate che questa mostra possa portare alla comunità di Savignano e anche di chi si affaccia a un mondo come il liscio per la prima volta?  
GIUSEPPE PAZZAGLIA: Savignano sul Rubicone è la città della fotografia, ma anche città della musica di ballo, di Carlo Brighi detto Zaclén, di Casadei, di Baiardi, ecc. Si tratta di due eccellenze che la contraddistinguono, la identificano e la mostra Balé burdëli ha cercato di unire, idealmente, questi due mondi. Ci piacerebbe che dai savignanesi entrambi fossero sentiti come importanti, motivo di orgoglio per la città. Il ballo accomuna, avvicina le persone, accoglie tutti e ognuno può trovare la propria dimensione di divertimento e di vita, un posto, un brano da ballare per tutti!

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